Lettera odeporica
Malesia, gennaio 2026
Ciao papà,
rispondo ad una mail di qualche giorno fa, nella quale ti auguravi che il soggiorno negli arcipelaghi del sud-est asiatico mi ispirasse un altro quaderno odeporico. Purtroppo no, ma solo per la natura della vacanza, non per la sua qualità. Sono stati sedici giorni piacevoli e rilassanti, ma essenzialmente pigri.
In Thailandia, sull’isolotto sperduto di Koh Lipe (superficie che non raggiunge i due chilometri quadrati), abbiamo passato una settimana autoconfinati in un triangolo edonistico: a un vertice la spiaggia corallina, a un altro il salone per i massaggi ai piedi, e ovviamente all’ultimo un ristorantino pacifico in cui ci siamo rimpinzati con piatti semplici, ma deliziosi.
Per la seconda metà della vacanza ci siamo spostati cinquanta chilometri a sud-est, attraversando in battello il confine con la Malesia e approdando sull’isola di Langkawi, dove eravamo stati anche lo scorso anno. Fedeli, siamo tornati al Berjaya, resort di qualche centinaio di casupole di legno sparpagliate lungo un tratto costiero di foresta pluviale.
Uscendo sul balconcino del nostro chalet, ci troviamo circondati da una vegetazione dall’aspetto quasi alieno: ciuffi di foglie grandi come ombrelloni spuntano dal terreno; fusti imponenti svettano per decine di metri, sfociando in enormi chiome; liane centenarie ci si aggrappano e formano reti che connettono la foresta. Bastano pochi minuti per scorgere uno scoiattolo gigante passare saltellando di ramo in ramo, o un gruppo di scimmie dagli occhiali soffermarsi a spiccare i frutti maturi di un ficus.
In questo paradiso tropicale i giorni si confondono l’uno con l’altro. Alle 9 di mattina, il buffet della colazione scandisce l’inizio della giornata. Torno poi allo chalet, e passo un paio d’ore a lavoricchiare sul mio progetto personale. Verso le 12 arriva il personale delle pulizie, ed esco allora a fare una corsa o una passeggiata per le stradine del resort. È metà pomeriggio quando con Goda ci dirigiamo a “pranzo”. Dopo mangiato un pisolino, un’altra passeggiata, o un tappa in spiaggia, ed arriviamo così a sera. Giornate pigre, rilassate, soddisfacenti.
Domani si riparte, però. Alle 17:25 locali (10:25 italiane) prendiamo il volo per tornare a Singapore, dove passeremo altre due settimane. Goda all’università, io in qualche caffè a pigiare tasti. Ma ci ritaglieremo sicuramente il tempo di esplorare un po’ la città. Chissà, magari verrò colto dall’ispirazione letteraria.
Buon pomeriggio e buona serata,
Paolo









