Bucolica d'autunno

17 agosto 2025, cottage nella foresta

Venti di alta quota spingono veloci una trama sparsa di nuvole sul cielo sopra di me, lasciandosi a tratti sfuggire flutti di sole che accendono i colori della natura che mi circonda. Mi cade l’occhio sulle piante di zucchine in lontananza, le cui grandi foglie raccolgono con avidità la luce che le nutre. L’illusione estiva che dà la vista dei loro fiori arancio vivo viene rotta però da un brivido di freddo che mi corre sulle braccia. Scorgo il termometro: quattordici gradi. Nulla di inconsueto, in realtà, per un agosto lituano.

Dopo pranzo Goda si è rintanata in casa. Io invece indugio sul portico, lasciando che i soffi d’aria pungente carichi di odori umidi mi risveglino la memoria dell’autunno. A scaldarmi ho una tazza di tè. Peccato solo manchi una fetta di crostata; di quelle alte, burrose e croccanti, coperte da uno strato di marmellata ben abbrustolita, fatte secondo la ricetta di mia mamma.

Così le preparavo quando abitavamo a Rukainiai, piccolo paese venti chilometri a sud-est di Vilnius, in quella casetta isolata al limitare della foresta. Lì ho avuto l’imprinting dell’autunno lituano, e il vento freddo mi riporta con la mente in quei luoghi.

Riaffiorano con nostalgia i ricordi delle corse per le strade di campagna, nel mare rosso del grano saraceno pronto per il raccolto. Dell’odore delle mele, che ti investe quando passi uno dei tanti alberi selvatici. Delle uscite a funghi (spesso infruttuose), e persino delle ore passate a tagliare, impilare, spostare, e reimpilare la legna per la caldaia.

A Vilnius, con l’impianto centralizzato, la vita da cittadini è certamente più comoda. Appena sveglio non devo più correre ad accendere il fuoco, e aspettare poi che la casa, lentamente, si scaldi. Le gelide temperature invernali sono ormai solo un fatto curioso che noto di sfuggita quando apro la finestra per arieggiare la stanza.

Eppure mi manca la scomodità. Cinque anni in città mi hanno rafforzato il desiderio di una vita più vicina a una dimensione rurale, primitiva. Perlomeno qui, nel cottage dove Goda ed io passiamo parte dell’estate, un po’ di quella dimensione la vivo. Sarà abbastanza? Chissà. Vado ad accendere il camino.